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Nel corso dei miei viaggi ho imparato che la libertà non ha un solo volto. C'è chi la cerca partendo, chi la trova tornando e chi la vive nella vita che ha scelto. E poi c'è chi, semplicemente, decide di costruirsela, un passo alla volta, nel silenzio di un bosco. Laura è una di queste persone.
Vive nell'estremo nord della Sardegna, in una tenda immersa nel granito e negli alberi, con il suo cane Syria e poco altro. Crea gioielli con le rocce che la circondano, raccoglie la legna, prende l'acqua alla fonte, si sveglia prima dell'alba. Da fuori potrebbe sembrare abbia lasciato tutto. Parlandole, capisci che invece ha scelto tutto. E c’è una differenza enorme.
In questo nuovo appuntamento della rubrica Storie di Vita, ho chiesto a Laura di raccontare la sua storia e la sua vita nel bosco.
Ciao Laura, grazie mille per dedicarci un po' del tuo tempo. Te ne siamo veramente grati. Puoi raccontare meglio alla community chi è Laura?
Una bambina di 27 anni che ama arrampicarsi, sporcarsi di fango, giocare con i cani, e che invece non sopporta fare quello che le dicono gli altri. Forse è proprio per questo che sono sempre alla ricerca di qualcosa che mi faccia sentire libera: vivere fuori dalla norma, vivere in un bosco, scegliere come stare al mondo.
Mi considero una bambina che insegue la libertà, e che sta ancora lavorando per trovarla. In questa ricerca faccio cose molto diverse tra loro, creo gioielli, lavoro nei campi, imparo mestieri nuovi ogni volta che posso. Imparare, per me, è qualcosa di stupendo.
Sommario
Come sei diventata la Laura di oggi. Qual è stato il tuo cammino personale?
Penso di essere sempre stata la stessa Laura. Ma per anni mi sono nascosta, non so bene da cosa, forse dalle aspettative, forse dalla normalità che ti si appiccica addosso senza che tu te ne accorga.
Poi è arrivato il Covid. Una gabbia così piccola che non mi ha lasciato scampo: o decidevo di essere me stessa, o sarei soffocata. Io ho scelto di respirare.
Nell'estate di quell'anno, in quel breve momento in cui tutto sembrava tornare alla normalità, sono partita per l'estremo nord della Sardegna. Un posto piccolissimo, immerso nel verde, dove non esiste nient'altro che te stesso, l'acqua della fonte, gli alberi e le grotte. Un luogo che sembra un altrove, un po' come l'isola che non c'è. Viverci, estremamente libera, mi ha fatto capire che potevo decidere completamente di me stessa. È stato un risveglio.
Nel bosco c'era una donna di 70 anni. D'estate viveva lì, d'inverno volava in India, e al ritorno cuciva vestiti con le stoffe comprate laggiù e li vendeva. Avevo 22 anni e la guardavo pensando: ecco come voglio vivere. Decidere ogni cosa. Scandire il tempo a modo mio. Vivere secondo le mie regole.
Vivere nel bosco è un atto di introspezione o senti comunque il legame forte con una comunità più ampia?
È soprattutto la ricerca del silenzio. I social sono un patto tacito con il mondo esterno, li mantengo perché sono legati al mio lavoro, ma quando sono nel bosco è come spegnere tutto il resto. Spesso passano giorni interi prima che io veda qualcuno. Ci sono io, Syria il mio cane, e poco altro.
Ho le mie amiche e il legame con loro è forte. Ma ognuna vive in un posto diverso, siamo sparse, lontane, e forse è proprio questa distanza a tenerci unite nel modo giusto, senza sovrapporci, mantenendo ognuna il proprio spazio.
Nel bosco, sparsi tra gli alberi, vivono altre persone. Ma non c'è uno scambio forzato. È il vento a fare da tramite, capita che suoni la chitarra e la musica arrivi fino a loro, oppure succede il contrario. Un contatto che esiste solo quando c'è il desiderio. Non prima.
brujerias.en.camino viene dal mio cognome, Brughitta. Era un modo per dire, cose di Brughitta. En camino perché sono sempre in movimento.
È nato tutto nell'esatto momento in cui mi sono trasferita in questo luogo. Me ne sono innamorata subito, ma c'era una cosa in particolare che mi catturava più di tutto. Il granito. Il bosco ne è pieno. Nell'antica Roma i romani venivano fin qui apposta per estrarlo, e guardandolo capisco perché. Ha una struttura che ti chiama, ti viene voglia di toccarlo, di farci qualcosa con le mani.
E così ho iniziato a fare gioielli. Quello che era nato come un gioco è diventato il mio lavoro. Un lavoro che posso portare ovunque vada. Ecco il senso di en camino.
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Dalle tue parole è evidente che il contatto con la natura, l’introspezione, stare con te stessa in un ambiente quasi primordiale è importante. Come cambia la percezione del tempo a stretto contatto con la natura?
Cambia profondamente. Cambia il ritmo biologico, cambia l'orologio interno. Mi sveglio prima dell'alba e la mia giornata si chiude quando muore la luce, non quando lo decide qualcun altro.
Nel bosco il tempo si dilata. Ogni cosa vive in modo diverso, a una velocità diversa. Quello che nella vita quotidiana diamo per scontato lì diventa qualcosa che devi costruirti, andare alla fonte per prendere l'acqua, accendere il fuoco per cucinare. Gesti semplici che però occupano tempo, attenzione, presenza.
Nella società il tempo scorre veloce e raramente è davvero tuo. Lì invece ruota intorno a me. È mio. E forse è proprio per questo che sembra più lungo, non perché le ore siano diverse, ma perché le vivo fino in fondo.
Quali sono le sfide più grandi che ti trovi a dover affrontare vivendo nel bosco?
Le divido in 2 categorie: pratiche e mentali. Le sfide pratiche sono concrete, fisiche. 7 giorni ininterrotti di pioggia, per esempio. Significa che tutto è bagnato, e quello che non è bagnato è umido. Non c'è via di mezzo, non c'è riparo che tenga del tutto.
Quelle mentali sono più sottili, ma pesano di più. Riguardano il ritorno, anche solo temporaneo. Tornare qualche giorno dai miei familiari significa smontare tutta la mia vita, farla entrare in macchina e trascinarla dentro quello che mi sono messa alle spalle. È un movimento che costa, ogni volta.
Qual è una giornata tipo di Laura?
Mi sveglio prima dell'alba, quando è ancora buio. Passeggio con il cane, raccolgo la legna, e rientro in tenda nel momento in cui il sole comincia a illuminare ogni cosa. Faccio colazione. La mattina è dedicata ai gioielli, di solito. Poi accendo il fuoco per cucinare.
Leggo molto. È una delle cose che amo. E il resto del tempo diventa pratico. Prendere l’acqua, trovare altra legna, tenere il fuoco acceso e così via. Se qualche amica viene a trovarmi passo il tempo con loro altrimenti mi faccio compagnia.
Hai dei consigli di lettura che ti sentiresti di dare a chi è interessato a questo argomento?
Il primo nome che mi viene in mente è Don Miguel Ruiz. È un autore messicano, appartenente a una famiglia di guaritori e sciamani della tradizione tolteca e si sente, in ogni pagina.
Nei suoi libri insegna a prendere atto di qualcosa di scomodo: che crescendo impariamo a interpretare la realtà attraverso le credenze degli altri, e che quelle credenze diventano la voce interiore che ci guida, ci limita, ci fa soffrire. Le sue pagine ti aiutano a diventare consapevole degli accordi che hai stipulato con te stesso e con il mondo, e a scegliere, uno per uno, se tenerli o sostituirli con qualcosa che risponda davvero alla tua libertà.
I miei preferiti sono I Quattro Accordi e La Padronanza dell'Amore. Ma la sua bibliografia è ricca, ce ne sono davvero tanti che trovo preziosi.
Se mettessimo da parte quello di cui abbiamo parlato fino ad adesso, quali sono le tue altre grandi passioni?
Scrivo. È qualcosa che faccio per me, un altro modo di stare con me stessa.
Coltivo, mi piace osservare come crescono le piante, seguire i loro tempi. C'è qualcosa di molto simile a quello che ho raccontato prima: la pazienza, il ritmo lento, il non poter forzare nulla.
E poi c'è il bisogno costante di imparare, di scoprire posti e cose nuove. In fondo è il filo che lega tutto: i gioielli, il bosco, il mio tempo. La curiosità non mi abbandona mai.
Quale consiglio ti sentiresti di dare a chi vuole connettersi alla natura, a chi sta cercando un modo più centrato di vivere o che sta meditando una scelta così radicale?
Il primo consiglio è non aspettare di avere le spalle al muro. Certe scelte, se arrivano solo quando non hai più alternative, pesano in modo diverso. Meglio avvicinarsi un passo alla volta, senza fretta.
Ma la cosa più importante è ascoltarsi. L'istinto, le emozioni, il corpo, tutto parla, se impariamo a stare in silenzio. Seguire l'anima e non la mente. È una differenza sottile ma cambia tutto.
E poi: restare lontani dal giudizio. Soprattutto da quello che rivolgiamo a noi stessi. È il più pesante, ed è quello che più spesso ci blocca, ci fa fare un passo indietro proprio nel momento in cui saremmo pronti ad andare avanti.
Infine, nel corso dei miei lunghi viaggi ho capito che c’è un altro modo di vedere le cose: Laura, cos’è per te la libertà?
È essere coerenti e sinceri con sé stessi. Tutto il resto viene dopo. La libertà non ha una forma universale, è legata a quello che sentiamo di essere, al nostro centro. Se qualcuno ha trovato il suo centro nel lavoro che ama, anche dovesse stare 10 ore in ufficio, quella è libertà. Non è meno autentica della mia.
Io la sto costruendo così, nel bosco, nei gioielli, nel silenzio, nel movimento. Ma è il mio modo. Non esiste un modello adattabile a tutti, non ci sono scelte che possiamo semplicemente replicare.
Credo che essere liberi significhi scegliere. Scegliere davvero, qualunque cosa questo voglia dire per te.
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