Flavio Failla: Mollo tutto per ritrovarmi
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Settembre mi è sempre sembrato un mese che abbassa la voce. Il caos del caldo estivo cominciava a congedarsi.
Ero appena tornato dal Cammino di Santiago. Le gambe trattenevano ancora la fatica, il cuore lasciava decantare il groviglio di emozioni che ogni passo aveva smosso.
Un’amica mi invitò ad andare alla proiezione di un film nel bosco. Caldera, la prima volta che sentii il nome, era la nostra destinazione. Varcata la soglia, lo sguardo raggiunse una mattonella: il simbolo di una freccia gialla incastonata su un angolo di uno chalet. Quella sera conobbi Flavio. Avevamo l’esperienza del cammino nei nostri volti e il ricordo di ogni passo.
In questo nuovo appuntamento della rubrica Storie di Vita ho chiesto a Flavio di raccontare di sé e del suo viaggio nella vita.
Ciao Flavio, grazie mille per dedicarci un po' del tuo tempo. Te ne siamo veramente grati. Puoi raccontare meglio alla community chi è Flavio?
Mi definisco una persona capace di unire mondi diversi, persone diverse, situazioni diverse. Esiste un’alternativa alla vita così come viene comunemente vissuta che io stesso sperimento ogni giorno.
Ho rivoluzionato tutto: mi sono spogliato, come Siddharta, di tutti gli orpelli e ho ricostruito una nuova identità.
Oggi mi sento un ponte tra la convenzione e un altro modo di vivere.
Sommario
Come sei diventato il Flavio di oggi. Qual è stato il tuo cammino personale?
Il mio cammino personale ha inizio a Milano. Lavoravo nella grafica: era il mio sogno fin da ragazzo. Volevo fare il designer. Da piccolo disegnavo macchine e moto, la mia grande passione.
Sono riuscito a realizzare quel sogno, ma come spesso accade, il sogno si scontra con la realtà. Dovevo fare i conti con l’affitto e le responsabilità. Era come essere entrato in un tunnel da cui sembrava impossibile uscire.
È stato bello, mi piaceva, mi sono divertito… ma a un certo punto mi sono detto: non posso fare questo per tutta la vita.
In quel momento ho capito che dovevo tornare a ciò che mi aveva sempre ispirato da piccolo: il viaggio attraverso le persone e le storie di cui avevo letto.
Leggevo Hermann Hesse, e lo leggo ancora oggi, insieme a libri e film legati all’abbandonarsi all’universo, alle stelle, al viaggio in ogni senso possibile.
Vivevo invece una vita troppo inquadrata e in totale contrasto con ciò che ero.
Da quel contrasto è nata l’idea del Cammino di Santiago. Un’amica che lo aveva fatto me ne aveva parlato con una tale commozione che mi era rimasta dentro. Quando la mia vita, per vari motivi, mi ha messo davanti a un bivio, quel ricordo è tornato con forza.
Ho lasciato il lavoro da freelance a Milano, i miei clienti, la mia compagna, la casa. È stata una distruzione dolorosa: stavo lasciando una vita con cui fino a poco prima mi identificavo completamente.
Mi sono ritrovato ospite da un amico, in una stanza piena di scatole. Quelle scatole erano tutto ciò che rimaneva della mia vita. Ho vissuto un momento di panico.
Poi sono tornato in Sicilia e, da lì, sono ripartito: zaino in spalla, verso il Cammino di Santiago. Da solo.
Durante il cammino ho trovato risposte concrete a tutto ciò che fino a quel momento avevo solo letto. Ero sperso, non avevo idea di cosa sarebbe successo dopo eppure questo era proprio libertà. Ogni giorno un luogo nuovo, persone nuove. Per me era aria pura.
Lì ho conosciuto quella che probabilmente è stata la storia d’amore più importante della mia vita: una ragazza americana. Insieme abbiamo deciso di continuare a viaggiare, in giro per il mondo.
Caldera nasce dal Cammino. Lì ho incontrato persone profondamente diverse, con visioni del mondo lontane l’una dall’altra. In quel momento qualcosa è iniziata a cambiare. Ho cominciato a vedere la realtà da un’altra prospettiva. Insieme alla ragazza conosciuta al cammino abbiamo iniziato a viaggiare con Workaway, senza l’utilizzo del denaro, vivendo di scambi continui, di relazioni, di fiducia.
Dopo due anni e mezzo di viaggio intorno al mondo, mi sono chiesto: perché non creare un contenitore che racchiuda l’essenza del viaggio, senza essere per forza in movimento? Un luogo in cui si possa viaggiare anche restando fermi. Ecco così nasce Caldera.
Caldera è, in fondo, un calderone in cui convergono tutte le mie passioni: la musica, le persone, la condivisione, lo stare insieme. Un luogo aperto ai volontari, proprio come lo ero stato io.
A essere sincero, non sapevo dove mi avrebbe portato. Ero semplicemente curioso di vedere cosa sarebbe successo mettendo insieme tutti questi elementi.
E poi, piano piano, tutto ha preso vita quasi da solo. All’inizio era un home restaurant classico, poi è diventato vegetariano. Poi uno spazio di arte e cultura da condividere. Poi ancora un B&B.
Caldera è tutto questo, insieme. Nasce all’interno del Parco dell’Etna, sopra un antico cratere chiamato Monte Difeso. Ed è qui che vivo anch’io.
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Dalle tue parole è evidente che il viaggio, in tutta la sua essenza, è molto importante per te. Posso chiederti quanto conta RALLENTARE dalla vita frenetica?
Per me rallentare è sempre stato importante. Soprattutto al mattino: procedere con calma, fare colazione, svegliarsi lentamente.
Poi, quando la giornata entra nel vivo, a volte mi lascio trascinare: impegni, incontri, persone. E non sempre riesco a rallentare.
Ma c’è una cosa che so con certezza: non potrei più vivere la vita che facevo a Milano. Una vita fatta di orari rigidi, calendari pieni, uffici. Non potrei più andare veloce seguendo il ritmo di qualcun altro. Non riuscirei a farlo. Non più.
Oggi andare veloce per me è rallentare, ma solo nelle cose che amo. E soprattutto seguendo il mio tempo. Un tempo a cui sono io a dare il ritmo.
Uno dei tuoi punti di forza è la condivisione. Puoi spiegarci meglio come si svolge una tua giornata tipo?
Dopo aver bevuto un bicchiere di acqua e limone, mi assicuro che tutto proceda al B&B, oppure continuo i lavori per la costruzione del glamping, a cui mi sto dedicando in questo periodo. A pranzo capita spesso che venga a trovarmi qualche amico, o esco in bici nei dintorni dei crateri vicino Caldera.
Nel pomeriggio le giornate cambiano con le stagioni: d’estate rispondo alle telefonate per le prenotazioni agli eventi che organizzo; d’inverno, invece, mi occupo del B&B, mi concedo il tempo di leggere un buon libro o ascoltare musica.
La sera è il momento che amo di più. Accade sempre qualcosa: possono arrivare amici, come questa sera, e si sta insieme (si, non c’è più posto sul tuo divano e tu sei pure seduto a terra dall’inizio dell’intervista 😊), oppure scelgo di chiudermi nella mia bolla.
Quando invece sono impegnato in un evento di Caldera, la giornata cambia ritmo. Si inizia presto, fin dal mattino, per organizzare tutto. Essendo un home restaurant, si cucina: molti degli eventi sono connessi alla tavola.
Ci sono volontari che mi aiutano per tutta l’intera giornata.
Ogni giorno è diverso, ma tutti hanno qualcosa in comune: seguono il mio tempo.
Condividere, viaggiare, seguire il proprio istinto sono solo alcuni dei temi che abbiamo affrontato. Quali consigli di lettura, se ne hai qualcuno, ti sentiresti di dare a chi è interessato a questi argomenti?
Un libro che mi ha molto cambiato è Il lupo della steppa di Hermann Hesse.
L’ho trovato straordinario: parla della solitudine, ma anche del coraggio di essere sé stessi, anche lontani dalla vita sociale. Di H. Hesse mi affascina soprattutto la capacità che ha di unire la spiritualità orientale con quella occidentale, creando un ponte tra due mondi.
Un altro libro che considero interessante è Walden: Vita nei boschi di Henry David Thoreau. Racconta la scelta radicale di un uomo che, stanco di una vita scandita dai ritmi e dalle logiche del sistema americano, decide di ritirarsi in una casa costruita da lui stesso, immersa nel bosco.
Se mettessimo da parte per un attimo tutto quello di cui abbiamo parlato. Quali sono le tue altre più grandi passioni?
Mi piace scrivere. La scrittura è una compagna. Quando viaggio, metto su carta tutto ciò che vedo e che sento. Anche nei momenti di grande dolore mi ha aiutato molto: è riuscita a dare un senso anche a quello. È un po’ il mio alter ego. Mi ha aiutato, soprattutto, a sviluppare la mia voce interiore.
Amo anche suonare. E amo la velocità: che sia in bicicletta o in moto. L’adrenalina mi fa sentire vivo, è anche per questo che ho scelto di lanciarmi con il paracadute.
Infine, nel corso dei miei lunghi viaggi ho capito che c’è un altro modo di vedere le cose: Flavio, cos’è per te la libertà?
È la possibilità di scegliere. Di scegliere chi essere, cosa pensare.
Credo sia necessario smettere di immaginare il mondo così come lo hanno raccontato gli altri. Non esiste una regola unica.
Forse dovremmo ricordarci com’eravamo da bambini. Tornare a giocare con la vita, a immaginarla, senza paura di crearla su misura per noi. E trovare, anche in un libro, l’ispirazione per farlo. Questa è per me la libertà. Questa è la mia storia.
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