Il Pittore dei Khmer Rossi
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Come si sopravvive alla crudeltà? Qual è il dopo di chi ha visto un fratello perdere anche l’ultimo briciolo di umanità?
Sulle sponde di un lago, nella provincia di Siem Reap, il sole è alto. Sento il fresco dell’erba sotto di me. La voce di Mr. Bun, il mio tuk-tuk driver, racconta la sua storia. Gli schiamazzi dei bambini, che con addosso ancora i vestiti fanno il bagno ridendo a gran voce. Mucche troppo rinsecchite e, da una gobba sola, mangiano l’erba davanti a noi. Il cielo qui sembra di un colore più vivido. Non riesco a distogliere lo sguardo, perché tutta la vita che scorre di fronte ai miei occhi sembra in contrasto con quella che ha smesso di esistere nel racconto di Mr. Bun.
Un medico costretto dai Khmer Rossi a strappare la propria laurea. A fingersi contadino per restare vivo. E a finire col fare il tuk-tuk driver per consentire ai propri figli di studiare.
La sua storia è un susseguirsi di morti. Della sua famiglia, è l’unico rimasto. L’unico che continua a riempire i polmoni con quest’aria umida di fine agosto, qui in Cambogia.
Forse sopravvivere è questo: continuare a raccontare. Dare voce a ciò che non dovrebbe avere voce. Forse è questo il dopo di chi è sopravvissuto alla crudeltà: non smettere di raccontarla. Trasformando il dolore in qualcosa che respira ancora.
Daniele, compagno di viaggio, al mio fianco ha gli occhi ricolmi di lacrime, lo conosco troppo bene per sapere che è questo il motivo per cui ha rimesso su gli occhiali da sole. Io cerco di respirare, lasciando che la voce di quest’uomo così buono e così gentile si diffonda nel silenzio che è calato dentro di me.
Come Mr. Bun, anche Vann Nath non ha smesso di raccontare ne Il pittore dei Khmer rossi.
Questo libro, che ho letto tutto d'un fiato, è la vivida testimonianza della forza non solo di chi ne racconta la storia, ma di un'intera popolazione. Forza che ho visto nei volti di persone incontrate durante il mio viaggio in Cambogia. Perfetto per avvicinarsi al cuore ferito di questa terra.
Vann Nath racconta la sua esperienza di prigioniero dei Khmer Rossi. Ha visto orrore e morte, ma ha scelto di trasformare tutto in pittura, per non dimenticare. È un libro breve, intenso e scorrevole che ti immerge nei luoghi e nei volti, fino a sentire ogni emozione come tua. Il libro è la testimonianza di un uomo, della sua voglia di ripartire da dove la vita sembra essersi spezzata. La sua arte l’ha salvato e attraverso essa racconta la sua storia.